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1. LA STORIA E L’EVOLUZIONE DEI LINGUAGGI DI PROGRAMMAZIONE

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Commodore
Iniziamo questo cammino nel mondo della programmazione con un po’ di storia dei linguaggi di programmazione, cercando di evidenziare le evoluzioni che si sono avute in questo secolo dell’informatica, se lo si può definire così. Prima di continuare, però, è bene dare la definizione di linguaggio di programmazione, onde chiarire le idee ai lettori:
Linguaggio di programmazione: si dice linguaggio di programmazione un linguaggio formale, con una struttura semantica ben definita, atto ad essere utilizzato per il controllo di una macchina formale.
Una macchina formale è un qualsiasi insieme di componenti elettronici che può ricevere comandi in un codice stabilito. Generalmente è il computer, ma può essere considerata una macchina formale anche le ultime console o gli ultimi cellulari. Di conseguenza possiamo dire che ci possiamo servire di un linguaggio di programmazione per comandare la macchina secondo i nostri desideri.
Ritornando ai linguaggi di programmazione possiamo senz’altro affermare che l’evoluzione di cui è stata protagonista la materia è stata un’evoluzione che ha preteso di allontanarsi sempre più dal livello della macchina (ovvero il livello 0, come vedremo successivamente) e di avvicinarsi sempre più all’uomo. Testimone di questo fatto può essere la visione di un linguaggio come Python che ha una semantica completamente in inglese. Infatti nel corso degli anni si è stati sempre più tesi ad agevolare il lavoro del programmatore. Se prima per creare un programma con una discreta interfaccia grafica serviva scrivere centinaia e centinaia di righe di codice, oggi ne bastano poche per crearne una molto più user-friendly. Nel caso poi dei linguaggi visuali, che sono quelli che oggi stanno prendendo il sopravvento per la programmazione di tutti i giorni, non serve nessuna riga di codice: l’interfaccia si crea con dei semplici click del mouse.
Creare un’interfaccia così in un passato piuttosto vicino (non più di 25 anni fa) non era nemmeno immaginabile. Nell’informatica degli anni 80 erano protagoniste le righe di un sistema operativo come DOS ma di interfacce grafiche (ovvero GUI: graphical user interface ) neanche l’ombra. Solo qualche anno dopo si è sentito il bisogno di attirare persone al mondo dell’informatica. E, giacchè anche l’occhio vuole la sua parte, sono nate le GUI, con le prime icone che mascheravano i comandi del sistema operativo interno.
Programmare con i computer degli anni 80 non era impossibile. Sicuramente non era semplice come oggi, ma non era impossibile. Uno dei primi linguaggi di programmazione è stato sicuramente lo shortcode che poi fu sostituito dall’assembly che, con le sue istruzioni, ha fatto la rappresentazione emblematica del linguaggio macchina. Le uniche istruzioni del controlo del flusso era rappresentata dai salti condizionati, ovvero i go to.
I linguaggi che sono ancora famosi ai giorni nostri, invece, nascono tra gli anni ‘60 e ‘70. Parliamo dei celebri FORTRAN, che si occupa principalmente di risolvere problemi matematici. Non a caso è annoverato nella lista dei linguaggi appartenenti al paradigma Logico/Funzionale. Dal celebre Fortran deriverà un linguaggio di cui tutt’oggi respiriamo ancora i bit: BASIC, alla metà degli anni 60 (1964, 10 anni dopo il Fortran).
Basic rappresenta uno dei linguaggi di programmazione più usati dell’epoca. Questo perchè il linguaggio rappresentava una semantica molto vicino all’inglese. Infatti bastava sapere un po’ di inglese e si sapeva programmare in Basic. Un altro punto di forza di questo linguaggio fu la capacità di ridurre l’uso del go to introducendo i costrutti di selezione, iterazione condizionata e non. Parliamo dei celebri cicli IF-THEN-ELSE, WHILE, CASE / SWICH e del ciclo FOR.
Un altro linguaggio di cui vale sicuramente la pena parlare è il LISP. Questo linguaggio, annoverato nel paradigma Logico/Funzionale è nato nel 1959, ed è tutt’oggi utilizzato in quegli studi sull’intelligenza artificiale.
Nel 1970 nasce uno dei linguaggi di programmazione più famoso, e usato tutt’oggi a scopo didattico: Pascal. Esso tra i suoi meriti ha senz’altro quello di essere strutturato, ovvero ha la capacità di poter ordinare il codice utilizzando le apposite strutture chiamate procedure e funzioni.
Due anni dopo (1972) nasce il linguaggio di programmazione che segnerà la storia dell’informatica: il C (che successivamente divenne C++ con l’implementazione di poter scrivere codice orientato agli oggetti). Il C viene utilizzato tutt’oggi insieme all’assembly nella creazione dei sistemi operativi, e nella creazione di tantissime applicazioni, anche se è un linguaggio totalmente procedurale.
Oggi, con l’avvento dei linguaggi visuali, questi linguaggi sono passati in secondo piano per chi fa applicazioni tutti i giorni. Chi infatti si metterebbe a scrivere un applicazione per un cliente in C++ ? E’ contro producente. Per questa esigenza sono nati i linguaggi visuali, quei linguaggi che automatizzano la creazione delle GUI, lasciando al programmatore la sola fantasia.
Con questi righi chiudo questo primo capitolo. Non vi spaventate per la lunghezza. Sono stato molto sintetico in quanto a noi non interessa la storia della programmazione vera e propria. Dal prossimo capitolo inizieremo ad entrare nel concetto della programmazione. Per ogni chiarimento commentate l’articolo.

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